2012 sustainable energy for all

22 12 2011

http://www.sustainableenergyforall.org

L’Onu ha designato il 2012 come Anno Internazionale dell’energia sostenibile per tutti. Dati Iterchimica relativi al 2011: 88.455 kWh prodotti, – 47.449 ton emissioni CO2 evitate grazie al nuovo impianto fotovoltaico. Politiche economiche indirizzate non solo a un miglioramento dello status quo e del profitto, ma anche al miglioramento ambientale, naturale, sociale e del singolo individuo.
The United Nations General Assembly  has designated 2012 as International Year of sustainable energy for all.  Iterchimica’s statistics in 2011: 88.455 kWh produced, -47,449 tons  CO2 emissions avoided with the new  PV plant. Economic policies aimed not only to improve the status quo and profit, but also to improve the environment, natural, social and individual.





Cresce la produzione di qualità il green è chiave di successo

15 12 2011

Sale al 46,9% il Piq, prodotto interno di qualità, una misura che tiene in contro anche la situazione degli ecosistemi naturali, da cui l’economia stessa dipende. Un settore in crescita, che garantirà 220mila nuovi posti di lavoro e può significare successo economico per un’azienda 

 (ansa)

ROMA - Cresce, arrivando al 46,9 per cento della ricchezza totale. Allarga i suoi orizzonti, conquistando settori fino a ieri ostili. Ha un andamento dinamico, mentre l’economia si siede. È il Piq, il prodotto interno di qualità, fotografato dall’ultimo rapporto curato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere.

Il Piq, spiega Domenico Sturabotti, direttore di Symbola, rappresenta il tentativo di misurare la qualità della crescita di un Paese perché la crescita in sé non è un indicatore sufficiente: vendere oppio rende molto, ma è preferibile coltivare grano. E nel Pil cinese non viene ancora calcolato il peso delle 750mila persone che, secondo le stime della Banca Mondiale, muoiono prematuramente nel paese a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Di qui la costruzione di un sistema di valutazione che faccia da cruscotto di controllo della macchina economica misurando il flusso dei servizi di supporto alla vita (dal ciclo dei nutrienti ai processi di formazione del suolo fertile), di approvvigionamento (cibo, acqua potabile, materiali, combustibile), di regolazione (del clima, delle maree, dell’acqua, dell’impollinazione).

In questo modo è possibile misurare, assieme allo stato dell’economia, quello degli ecosistemi naturali da cui l’economia stessa dipende visto che, ad esempio, forniscono oltre la metà dei farmaci e ci permettono di smaltire le nostre scorie, anidride carbonica compresa.

“Il Piq è uno strumento più che mai utile in un momento come questo, in cui occorre fare scelte serie ed eque”, ricorda Ermete Realacci, presidente di Symbola. “Puntare sulla qualità e sulla sostenibilità significa infatti aumentare la capacità competitiva del paese e guardare con occhi diversi alle possibilità che la crisi offre”.

Sono considerazioni che cominciano a far presa: tra le aziende esaminate una su quattro ha investito negli ultimi tre anni o investirà quest’anno in prodotti e tecnologie green. Si tratta di 370mila imprese che assumeranno nel 2011 oltre 220mila figure professionali riconducibili alla green economy, quasi il 40 per cento del loro fabbisogno complessivo.

Tra i settori più impegnati nel campo della riconversione green troviamo la chimica, la meccanica, l’elettronica, l’agroalimentare. Da un recente studio di Confindustria Ceramica risulta che circa la metà degli acquirenti delle piastrelle del distretto di Sassuolo vuole un prodotto con certificazione ambientale.

E molte imprese italiane del settore hanno avuto successo in California grazie all’entrata in vigore, dal primo gennaio 2010, di una normativa che vieta la vendita nello Stato americano di valvole o rubinetti con tracce di piombo. I produttori italiani, con i tedeschi, sono infatti gli unici al mondo ad avere le tecnologie adeguate per la fabbricazione di prodotti che rispettano i limiti di questa normativa, mentre i cinesi vendono rubinetti e valvole con il 4-5 per cento di piombo (nonostante l’Unione europea imponga da tempo un tetto del 2,5 per cento). Alla lunga puntare sulla qualità rende.

A. Cianciullo Repubblica.it





la corsa della green economy

15 12 2011

L’accordo di Durban ha una importanza decisiva per il clima perché traccia un percorso verso obbiettivi legalmente vincolanti per tutti i paesi del pianeta a partire del 2020, completando così l’accordo che a Kyoto aveva definito impegni solo per i paesi industrializzati. Al tempo stesso, si tratta di un compromesso che non tiene conto delle indicazioni provenienti dalla comunità scientifica internazionale, in particolare la necessità di evitare che la temperatura del pianeta arrivi a superare i 2 °C rispetto all’era preindustriale, obbiettivo accettato peraltro alle precedenti conferenze di Copenaghen e Cancun. La crescita della temperatura in questo secolo dipenderà dagli obbiettivi che verranno fissati entro il 2015 e dall’evoluzione delle emissioni in questo delicato decennio di transizione. Tutto fa ritenere però che si vada verso un aumento di 3°C.

Per dare un’idea delle dinamiche in atto e degli sforzi necessari per contenere la crescita delle emissioni si consideri che nel 2010 la produzione di anidride carbonica è stata di 33 miliardi di tonnellate (Gt), 8 Gt in più rispetto al 2010. Con gli impegni già assunti dai vari paesi l’aumento al 2020 sarebbe di 6 Gt. L’introduzione di nuove politiche come quelle auspicate dalla IEA limiterebbe l’aumento a 4 Gt. Ma per non superare la concentrazione in atmosfera di 450 ppm di CO2eq (coerente con la soglia dei 2 °C) le emissioni di anidride carbonica nel 2020 dovrebbero essere sullo stesso livello di oggi.

A Durban si sono comunque poste le basi per evitare conseguenze catastrofiche nei prossimi decenni. Bisognerà vigilare affinché la roadmap approvata domenica mattina porti ad obbiettivi di contenimento delle emissioni in grado di limitare al massimo il deterioramento degli equilibri climatici. Una cosa è certa. L’accordo raggiunto determinerà un’accelerazione della corsa della green economy in un numero di paesi molto più ampio rispetto all’attuale pattuglia di punta. E questo sposterà i rapporti di forza a favore di impegni significativi di riduzione delle emissioni.

Gianni Silvestrini fonte qualenergia





un nuovo accordo sul clima

15 12 2011

Al termine di due settimane di negoziati, concluse con una notte insonne di trattative convulse, 190 nazioni riunite alla Conferenza sulle nazioni unite sul clima di Durban sono giunte ad un risultato.

Non è purtroppo l’accordo che servirebbe per evitare il peggio in quanto a riscaldamento globale. Sulle riduzioni della CO2, infatti, in sintesi si può dire che “si è deciso che si deciderà”: gli impegni verranno definiti entro il 2015 e messi in pratica dal 2020. Tempi che, come mostrano vari studi, sono incompatibili con l’obiettivo di tenere il riscaldamento entro i 2 °C.

Tuttavia la piattaforma approvata ieri a Durban segna alcuni passi avanti storici: il fatto che, per la prima volta, tutti i paesi, sia ricchi che in via di sviluppo, accettano di assumersi impegni legalmente vincolanti a tagliare le emissioni e che nazioni come gli Usa accettino di mantenere in vita il trattato di Kyoto per altri 5 anni.

L’accordo raggiunto all’alba di ieri (in allegato il comunicato finale, qui tutti i documenti e qui le conferenze stampa) prevede infatti di adottare “un nuovo protocollo o altro strumento legale o esito condiviso dotato di forza legale” per ridurre la CO2 che impegni tutti i paesi. Lo si dovrà approntare, si legge, “il più presto possibile e non oltre il 2015” e dovrà entrare in vigore entro il 2020. Come si può notare si tratta di una sorta di scatola vuota: gli impegni sono ancora tutti da definire e soprattutto non si è trovato un accordo per specificare meglio cosa si intenda “per strumento legale o esito condiviso dotato di forza legale”. Una debolezza che si aggiunge alla dilazione nel tempo dell’impegno: come dicevamo, la scienza è chiara sul fatto che per stare sotto ai 2 °C le emissioni dovrebbero già iniziare a calare dal 2020, mentre stando alla piattaforma stabilita ieri a Durban per quell’anno, bene che vada, avremo forse un accordo per ridurla in futuro.

Nel frattempo, il Protocollo di Kyoto, che impegna a tagliare le emissioni i soli paesi di prima industrializzazione e sarebbe dovuto scadere a fine 2012, verrà rinnovato per una seconda fase, dal 2013 al 2017. Una decisione che soddisfa la richiesta di paesi in via di sviluppo come la Cina e che ha tra i vantaggi quello di avere già un impianto legale pronto e applicabile. Quanto sarà efficace questa nuova fase del protocollo di Kyoto però resta da vedere: i nuovi impegni di riduzione dovranno essere definiti entro il 1° maggio 2012 e tre importanti nazioni che avrebbero dovuto tagliare la CO2, Russia, Giappone e Canada, si sono tirate fuori dal protocollo.

L’altra questione fondamentale entrata nella piattaforma di Durban, è poi quella del Green Climate Fund, il fondo “verde” da 100 miliardi di dollari pensato alla Conferenza di Copenhagen per aiutare i paesi poveri nelle azioni di mitigazione e adattamento. A Durban si sono indicati i paesi nei quali verrà messo in opera entro il 2012, si è stabilito un comitato di controllo, ma non si è fatta chiarezza sulla copertura del fondo. Cioè, non si è ancora capito da dove verranno i soldi: una proposta di ricavare fondi dalla tassazione delle emissioni dai trasporti internazionali non è sopravvissuta nella versione finale del testo.

Da definire resta anche il meccanismo di mercato di compensazione delle emissioni che si adotterà nel trattato post-protocollo di Kyoto. Ci si penserà nei prossimi dodici mesi per portare delle proposte alla Cop 18 in Quatar, a fine 2012. Si tratta, ricordiamo, di dare stabilità al mercato della CO2 e correggere le molte distorsioni dei meccanismi di compensazione attualmente in vigore con il protocollo di Kyoto, come il Clean Development Mechanism o CDM. A proposito di CDM, da Durban arriva una decisione sul fatto che i progetti di cattura e sequestro della CO2 possano ottenere crediti tramite il meccanismo: saranno ammessi, ma il 5% dei crediti verranno pagati solo dopo che si sarà verificato che in 20 anni non ci sono state fughe di CO2 dai depositi sotterranei.

fonte qualenergia

qui tutti i documenti e qui le conferenze stampa





il ghiaccio, la neve, il sale, la sicurezza, l’ambiente

7 12 2011

Ricerche negli Usa e in Canada hanno accertato che l’impatto ambientale del sale stradale è decisamente serio. Uno studio approfondito a proposito degli effetti del sale stradale è stato appena effettuato da ricercatori universitari a Pickering, una piccola città a poca distanza da Toronto che ogni anno sparge generosamente 7.600 tonnellate di sale sulle sue strade. Tanto per dare un’idea delle proporzioni, il Comune di Torino acquista sale stradale a botte di 4.000 tonnellate per volta.
Metà del sale stradale di Pickering, hanno stabilito i ricercatori, si disperde nel sottosuolo e contribuisce a rendere i corsi d’acqua più salati di quello che dovrebbero essere. L’altra metà, per via della geografia locale, finisce in una piccola laguna che risulta avvelenata per tutto l’anno: nelle aree maggiormente contaminate solo i pesci più vecchi riescono a sopravvivere.
La piccola laguna salata di Pickering sarà anche un caso particolare. Ricercatori dell’Università del Minnesota, l’anno scorso, hanno studiato la situazione a un livello più generale: si sono accorti che la concentrazione di sale nelle acque dolci superficiali delle aree metropolitane è aumentata di pari passo con il crescente uso del sale stradale, un’abitudine che fino agli Anni 50 non esisteva.
Il risultato: se il trend 1984-2005 proseguirà anche in futuro, fra cinquant’anni la concentrazione di sale in quelle acque sarà raddoppiata. Già ora si vedono gli effetti sugli animali: la biodiversità è diminuita proprio a causa della crescente salinità dell’acqua.
Non c’è bisogno di abitare in Canada per sapere che, quando fa freddo davvero, il sale buttato sulle strade non scioglie nè il ghiaccio nè la neve. Fa effetto solo se il termometro si limita a scendere 4 o 5 gradi sottozero.
Quindi sulle strade del Nord America (e non solo su quelle, garantisco di persona) la neve può tranquillamente accumularsi nonostante le tonnellate di sale. Ci si arrangia allora con le gomme da neve o le catene. Ecco, basterebbe farlo di regola ogni volta che la neve cade.

Blogeko

In alternativa nuove soluzioni antigelo ecologicamente sostenibili per il settore chimico-stradale.

“Additivi antigelo ecologici di ultima generazione” che non rilasciano sostanze corrosive e dannose per l’ambiente, in quanto non contengono cloruri. Ritardano la formazione della patina scivolosa in caso di neve, diminuiscono costi di manutenzione del manto stradale causati dalle basse temperature e dalla stagione fredda. Facilmente biodegradabili a basso COD/BOD. In sperimentazione la soluzione “pronta all’uso”. Soluzioni ecologicamente sostenibili per il settore chimico-stradale.





Impronta ecologica: l’impatto pro capite sull’ambiente

6 12 2011

Impronta ecologica è un termine con cui si indica il determinato “peso” che oguno di noi ha sulla Terra. L’impronta ecologica è un metodo di misurazione che indica quanto territorio biologicamente produttivo viene utilizzato da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un paese o dall’intera umanità per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera.

Il metodo dell’impronta ecologica per misurare l’impatto pro capite sull’ambiente è stato elaborato nella prima metà degli anni ’90 dall’ecologo William Rees della British Columbia University e poi approfondito, applicato e largamente diffuso a livello internazionale da un suo allievo, Mathis Wackernagel, oggi direttore dell’Ecological Footprint Network, il centro più autorevole e riconosciuto a livello internazionale.

Il metodo dell’impronta ecologica consente di attribuire, sulla base dei dati statistici di ogni paese e delle organizzazioni internazionali, un’impronta ecologica di un certo numero di ettari globali pro capite come consumo di territorio biologicamente produttivo. Il WWF utilizza dal 2000 il metodo di calcolo dell’impronta ecologica nel suo rapporto biennale Living Planet Report, commissionando a Wackernagel e al suo team il calcolo dell’impronta ecologica di tutti i paesi del mondo. Secondo i calcoli più recenti l’impronta ecologica dell’umanità è di 2,2 ettari globali pro capite, mentre quella dell’Italia è di 4,2 ettari.

Se tutti gli esseri umani avessero un’impronta ecologica pari a quella degli abitanti dei paesi “sviluppati” non basterebbe l’attuale pianeta per sostenerla: nel 2050 ce ne vorrebbero due di pianeti, se continuerà l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali tra cui le risorse ittiche.

Soprattutto nei paesi ricchi, quindi, dovremmo ridurre il nostro peso sull’ambiente e sulle risorse del Pianeta, così da ridurre la nostra impronta ecologica.

vai al sito di  William Rees

Calcola la tua impronta ecologica

http://www.improntawwf.it/

Ecological Footprint Network, il centro più autorevole e riconosciuto a livello internazionale





tre parametri principali: il trend di riduzione delle emissioni, che pesa per il 50%; il livello assoluto di emissioni, che pesa per il 30%; le politiche climatiche per il 20%

6 12 2011

Italia al 30/o posto della classifica del rapporto annuale sulle performance climatiche dei maggiori emettitori di gas serra realizzato da Germanwatch in collaborazione con Climate Action Network Europe e Legambiente per l’Italia, presentato a Durban in occasione della 17/a conferenza Onu sul clima (Cop17). Svezia, Regno Unito e Germania sono in testa alla graduatoria dei 58 paesi interessati dallo studio, dove i primi tre posti non sono però stati assegnati, perché nessun paese ha ancora messo in atto politiche climatiche sufficientemente ambiziose da ridurre le emissioni di anidride carbonica per contenere il surriscaldamento globale almeno al di sotto di 2 gradi. “La posizione di Svezia, Regno Unito e Germania conferma la leadership europea nella lotta ai cambiamenti climatici e il ruolo importante che questi paesi dovranno giocare a Durban in questi giorni – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – ci auguriamo che l’Italia s’impegni al loro fianco; nonostante i passi avanti compiuti dal nostro paese nell’ultimo anno, rimane ancora molta strada da fare”. Nella graduatoria dello scorso anno, l’Italia si piazzava, infatti, alla 41esima posizione. La classifica viene determinata attribuendo un punteggio calcolato in base a tre parametri principali: il trend di riduzione delle emissioni, che pesa per il 50%; il livello assoluto di emissioni, che pesa per il 30%; le politiche climatiche per il 20%. Nel dettaglio, la risalita dell’Italia è dovuta essenzialmente alle politiche climatiche nazionali – dove passa dalla 58esima alla 49esima posizione – in particolare sul fronte dello sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Per quanto riguarda il livello assoluto di emissioni il nostro paese passa invece dalla 29esima alla 27esima posizione. Per il trend di riduzione delle emissioni dal 21esimo al 18esimo posto.

(ANSA)





Cop 17 – Politica europea in materia di clima ed energia bocciata

6 12 2011

Le emissioni di CO2 del Pianeta sono arrivate a oltre 33 miliardi di tonnellate nel 2010, con la Cina responsabile di un quarto del totale (25%). Ed insieme alle emissioni degli Usa (19%) il ‘peso’ sale al 44%. Le cifre della CO2 mondiale sono state messe a punto dalla societa’ energetica British Petroleum.
I colloqui sui cambiamenti climatici Durban sono entrati in una fase cruciale che vede i delegati di più alto livello (per l’Italia partecipa ai lavori il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini) dei 192 Paesi partecipanti alla Conferenza internazionale sul Clima, cercare di formulare un accordo o quanto meno di elaborare un percorso sui problemi connessi alla riduzione delle emissioni. L’Unione Europea non sta facendo abbastanza in materia di clima e cambiamento climatico. Di questo passo non raggiungerà mai i suoi obiettivi di riduzione degli dell’emissione di carbonio entro il 2050. In una scala di valutazione dalla A alla G, alla politica climatica europea è stata assegnata la lettera “E”. Risultato molto deludente che coincide esattamente con la media italiana. L’Italia conferma il voto “E” dell’edizione precedente. Il nostro Paese non ha ancora una strategia globale e trasparente sul clima che rifletta lo scopo di raggiungere un’economia a bassa emissione di carbonio. Senza contare che il budget per le fonti alternative è stato tagliato o soggetto a continue modifiche. Non risulta alcuna politica di sviluppo per le energie rinnovabili nei settori industria e agricoltura. La situazione è aggravata anche da una generale mancanza di coordinamento politico a livello nazionale.
La Danimarca ha ottenuto D, grazie ad una strategia che punta a diventare indipendente dai combustibili fossili entro il 2050. Stesso voto alla Germania che si è invece impegnata alla riduzione delle emissioni dell’80 % entro lo stesso anno. Molto male, invece, per Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Grecia e Polonia , che hanno ricevuto una “F”.

La bocciatura arriva  dall’undicesima edizione del Climate Policy Tracker e dallo studio annuale svolto dal WWF.

Le richieste del WWF a Durban:
- l’accordo di Cancun deve essere applicato;
- un secondo periodo del Protocollo di Kyoto deve essere varato
- Vanno poste le basi per negoziare un accordo giuridicamente vincolante a livello mondiale, che comprende tutti i paesi, entro il 2015
- Va finalmente varato il Fondo Globale sul Clima
- Vanno poste le basi per ridurre davvero le emissioni di gas serra

Claudia Saiano

wwf.it





CO2 record: in 20 anni è cresciuta del 49%

30 11 2011

Una crescita del 5,9% nel 2010 e del 49% negli ultimi 20 anni, un record storico nelle emissioni di anidride carbonica, che minaccia di innalzare la temperatura media mondiale oltre la soglia dei 2 gradi centigradi. Lo dice un rapporto del Global Carbon Project pubblicato su Nature Climate Change. L’impatto della crisi economica – che aveva abbassato le emissioni del 1,4% nel 2009 – ha avuto vita breve. E la concentrazione di CO 2 nell’atmosfera è arrivata a toccare le 390 parti per milione (ppm), dalle 280 che si misurava solo nel 1850. È un dato che chi in questi giorni si trova a Durban, alla 17esima conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, conosce bene. La tanto vituperata anidride carbonica è infatti ritenuta la principale responsabile dell’ effetto serra di origine antropica a cui stiamo assistendo (contribuirebbe per il 64% secondo le ultime stime) e, quindi, dell’aumento della temperatura globale di un  grado centigrado.

Ci sono, però, altri gas e inquinanti sul banco degli imputati, che sono responsabili del restante 36% dell’effetto serra: una percentuale affatto trascurabile e su cui, forse, potrebbe essere più semplice intervenire, come riporta Scientific American. L’aumento della loro concentrazione nell’atmosfera, infatti, è innegabilmente legato alle azioni umane: il Programma ambientale delle Nazioni Unite ha stimato che tagliando le emissioni di metano e del black carbon (la fuliggine) si potrebbe evitare l’aumento di temperatura di 0,7 gradi centigradi da qui al 2040. Ecco i principali gas serra su cui si potrebbe agire.

Metano(CH 4)
È il più comune dopo l’anidride carbonica. È presente in 1,8 parti per milione nell’atmosfera. Secondo la World Meteorological Organization, la sua concentrazione è aumentata del 158% dal 1750. Le risaie, gli allevamenti, i concimi e la produzione di carbone e petrolio sono le principali fonti di natura antropica. Le paludi, invece, sono le principali fonti di origine naturale. La molecola rimane in circolazione per appena un decennio, ma in questo periodo intrappola calore 25 volte di più di quanto non faccia una molecola di CO 2 in un secolo. Esistono poi delle riserve di metano che alcuni climatologi ritengono delle vere e proprie bombe ad orologeria: il permafrost delle regioni circumpolari è una di queste, gli iceberg e il loro caltrato (metano ghiacciato) sono un’altra.

Ossido di diazoto(N 2O)
Il famoso gas esilarante è aumentato del 20% dal 1750 e nel 2010 ha raggiunto una concentrazione nell’atmosfera di 323 parti per miliardo. La molecola persiste per circa 1.200 anni ed è un gas serra 300 volte più potente della CO 2.

Letame e fertilizzanti ne sono le principali fonti, motivo per cui è molto probabile che il suo livello crescerà in maniera direttamente proporzionale alla popolazione mondiale.

Gas refrigeranti
Gli idroclorofluorocarburi (HCFC), e gli idrofluorocarburi (HFC) hanno sostituito le molecole che negli anni precedenti hanno causato il buco dell’ozono. Ma si tratta, in ogni caso, di potenti gas serra: nell’arco di un secolo sono in grado di immagazzinare 100 volte il calore di una molecola di CO 2. Ciononostante, la domanda per questi gas è in crescita a un ritmo del 10% l’anno.

Esafluoruro di zolfo(SF 6)
È un isolante usato negli interruttori magnetotermici, dispositivi elettronici che interrompono un circuito elettrico in caso di problemi (in sostituzione del caro vecchio fusibile). Però è anche il più potente gas serra che si conosca: intrappola calore con un efficienza 23mila volte superiore a quella della CO 2. Dal 1990 la sua concentrazione nell’atmosfera è raddoppiata, soprattutto in seguito alla diffusione delle grid. Il gas rimane nell’atmosfera per millenni.

Fuliggine(black carbon)
Non è un gas, ma un aerosol, d’accordo. Però contribuisce all’effetto serra, e in due modi diversi: sia quando rimane in sospensione nell’atmosfera (per poche settimane), sia quando rimane intrappolato nel ghiaccio e nella neve, dove ne velocizza il processo di scioglimento. Deriva da una combustione poco efficiente.

daily wired Tiziana Moriconi





I 12 mesi della Sicurezza Stradale

12 08 2011

Autostrade per l’Italia svilupperà nel corso del 2011 la campagna informativa “I 12 mesi della Sicurezza Stradale”.

All’iniziativa partecipano i partner della Consulta per la Sicurezza – Polizia Stradale, le Associazioni dei Consumatori Adiconsum, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, Asaps (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale), Quattroruote – il CCISS (Centro Coordinamento Informazioni sulla Sicurezza Stradale ed RTL 102.5.

In particolare, questa nuova campagna di sensibilizzazione ed educazione è finalizzata ad informare i clienti sulle principali cause di incidentalità e mortalità (grazie anche al supporto di dati oggettivi) a sfatare i luoghi comuni e a suggerire i corretti comportamenti di guida per viaggiare in sicurezza e prevenire gli incidenti.
Ogni mese sarà dedicato ad un tema sulla Sicurezza Stradale (es. colpo di sonno, velocità, distrazione, tutor, etc.) grazie ad una serie di azioni di comunicazione mirate attraverso i seguenti canali:

  • Media relation, con la diffusione di comunicati stampa su tema specifico
  • Caselli, Punto Blu e Aree di Servizio dove sarà distribuito in omaggio il calendario 2011 della Sicurezza Stradale e altro materiale informativo
  • Social network
  • Pannelli a messaggio variabile con focus sul tema del mese
  • RTL 102.5 con la divulgazione di messaggi sul tema del mese nel corso dei notiziari di viabilità
  • Partner della Consulta con sezioni dedicate sui siti internet e progetti specifici

Grande enfasi sarà data al tema delle cinture di sicurezza anteriori e posteriori con la realizzazione di iniziative ad hoc durante tutto il corso dell’anno.

L’iniziativa “I 12 mesi della Sicurezza Stradale” è un’ulteriore testimonianza di quanto Autostrade per l’Italia stia mettendo in atto per farvi viaggiare più sicuri, a voi rimane sempre il compito di guidare responsabilmente e con prudenza.





Recupero degli pneumatici a fine vita nel ciclo di costruzione delle strade 16 Giugno 2011 Pisa

10 06 2011

I Conferenza internazionale del progetto RoadTire su: Recupero degli pneumatici a fine vita nel ciclo di costruzione delle strade

16 Giugno 2011 Pisa -Scuola Superiore Sant’Anna – Aula Magna h. 9.00 | 18.00

Programme LIFE+ Environment Policy and Governance LIFE09/ENV/ GR/000304 “Integration of end-of-life tires in the life cycle of road construction (ROADTIRE)





5 giugno 2011 giornata mondiale dell’ambiente “vivere verde quanto costa?”

5 06 2011

Dal corriere che dedica un numero speciale alla giornata mondiale dell’ambiente un’estratto dell’articolo di Maria Laura Rodotà

“Noi, ecologisti incerti tra ideali e tirchieria”

Facciamo parte di quel 7% di persone che crea il 50% di emissioni inquinanti

C’è chi si vanta della sua abilità nella raccolta differenziata; ma in segreto, e con gusto, imbroglia. Chi si sente superiore agli automobilisti inquinatori perché va a lavorare in bici; e arriva in ufficio accaldato, e litiga con i colleghi perché vuole l’aria condizionata a palla. Chi rompe l’anima a tutti perché si nutre di frutta e verdura a chilometro zero; e quando non tampina gli astanti sulla sua virtù di socio di una cooperativa d’acquisto (anche se butta buona parte dei prodotti, non avendo tempo e capacità di cucinarli), lo fa sul suo talento di viaggiatore low cost; prende aerei di continuo, e fa più danni al pianeta dei medi mangiatori di hamburger. C’è chi tiene alla sua impronta ambientale, perciò rivendica le sue vacanze a bassissimo impatto, nella casetta di campagna dove fa pure l’orto; ma non installa i pannelli solari, per carità, sono tanto brutti. C’è chi… insomma, ci siamo tutti noi, cittadini ecologicamente consapevoli, anche delle nostre contraddizioni.

Del nostro anda e rianda tra coscienza e pigrizia; tra idealismo e tirchieria (vivere etico, vivere verde, costa); tra tentativi di frugalità ambientalista e scivoloni nell’accidia consumista. Non siamo (non ancora, e forse non lo saremo mai) ossessivi come inglesi, tedeschi, nordeuropei, americani benestanti delle due coste. Non siamo antipatici come gli champagne environmentalists, gli ambientalisti ricchi, aspirazionali ed eleganti secondo loro; per i quali cibo e vino bio, auto ibride, soggiorni in lussuosi resort compatibili e moda etica sono diventati un nuovo stile di vita vistoso e pure quello, alla fine, inquinante. Di sicuro, come tutti gli occidentali che vorrebbero fare di più, siamo perseguitati dall’incertezza.

Perché non esistono ancora regole certe del vivere etico. Sull’impatto ambientale dei nostri comportamenti quotidiani c’è una guerra in corso, di stime, di cifre, di ricerche. E non si è mai sicuri di star facendo la cosa giusta, sul cibo che si compra, su come ci si sposta, su come si ricicla. Ci sono sempre nuovi studi che ricalibrano i nostri sforzi quotidiani; che mettono in dubbio i vantaggi delle coltivazioni senza diserbanti e pure l’impatto sull’inquinamento atmosferico delle emissioni dei bovini. Perfino sulle borse di tela per la spesa (ce ne eravamo riforniti e ci sentivamo virtuosi) infuria una polemica. Un recente rapporto dell’agenzia ambientale britannica indica che per ammortizzarle, bisogna usarle almeno 171 volte; altrimenti, meglio quelle in polietilene. Così diventano, anche le sacre sacche, un’indicazione di stile più che ethical living. Di una sola cosa possiamo essere sicuri: noi dell’area euro finché c’è, più gli inglesi ossessivi (che tirano poco l’acqua, per non sprecarla, anche) facciamo parte di quel 7% di abitanti della Terra che crea il 50% delle emissioni inquinanti. Quindi dobbiamo davvero trovare il modo di consumare meno. Quindi sul serio, per noi, less is more, meno è più. Non è un’indicazione stilistico-modaiola, stavolta, per niente.

il sito ufficiale dell’Onu sulla giornata mondiale dell’ambiente United Nations Environment Programme environment for development




PM 10 Garden

28 05 2011

festival del verde green street Monza Boschetti Reali
Il giardino delle polveri sottili
Concept: Giulio Ceppi con Luca Cornara / Total Tool Milano/Azienda vivaista Martino Saini

Pigmenti fotocatalitici usati per la ghiaia di calpestio a terra (contributo di Iterchimica)





27 Maggio ore 18.00 Inaugurazione Festival dei Giardini festival del verde green street Monza Boschetti Reali progetto PM 10 Garden “Il giardino delle polveri sottili”

25 05 2011

festival del verde green street Monza Boschetti Reali
Il giardino delle polveri sottili
Concept: Giulio Ceppi con Luca Cornara / Total Tool Milano/Azienda vivaista Martino Saini
didascalia del  progetto

Solo la natura può salvare l’uomo da se stesso: la seconda natura artificiale da lui prodotta deveinevitabilmente reallinearsi con quella naturale. Latifoglie e principi attivi fotocatalitici puliscono l’ariainquinata e inquinante, con funzione congiunta igienizzante e depurante. La natura collabora con l’artificiale, vita e morte coincidono, ben oltre qualsiasi ideale romantico od estetico.Il giardino delle polvere sottili vuole sfruttare la capacità specifica delle latifoglie (Populus) di attirareelettrostaticamente le polveri a causa della loro superficie ruvida o dotata di peluria: anche le oleacee(Ligustrum) hanno forte capacità di filtrazione, attraverso la ramificazione fitta e regolare. I pigmenti fotocatalitici usati per la ghiaia colorata di calpestio a terra e per l’elemento centrale di seduta in materiale pultruso contengono biossido di titanio e, attraverso l’azione della luce, svolgono una fotocatalisi in grado di ossidare sostanze inquinanti ad anidride carbonica (CO2) ed acqua, quanto i composti dell’azoto a ioni nitrati (NO3-).”

Il contributo di Iterchimica alla realizzazione del progetto PM 10 Garden “Il giardino delle polvere sottili”
I pigmenti fotocatalitici usati per la ghiaia di calpestio a terra Itertio2
la Panca fotocatalitica
-La sigla PM10 identifica materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 μm, ovvero 10 millesimi di millimetro.





ecosportello

19 05 2011

Ecosportello è uno sportello informativo dedicato ai temi dell’energia, dei rifiuti e degli “acquisti verdi”.
Gli interlocutori privilegiati di Ecosportello sono le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Locali ma anche cittadini e istituzioni per i quali svolge un ruolo di consulenza e di supporto tecnico e normativo anche attraverso il proprio sportello di prima risposta. Ecosportello è attivo con le proprie iniziative su tutto il territorio nazionale, segue con attenzione gli avvenimenti e le problematiche di scala locale e globale assumendo se necessario anche posizioni critiche nei confronti di eventuali percorsi involutivi.
Ecosportello si pone come punto di eccellenza, al di sopra di interessi particolari e delle logiche di profitto, e vuole essere un soggetto indipendente, proattivo e orientato alla promozione di uno sviluppo davvero sostenibile.

In ecosportello  vengono elencate alcune buone pratiche di Amministrazioni Pubbliche che negli ultimi anni hanno intrapreso un percorso sugli “acquisti verdi”.

http://www.ecosportello.org





“A Salerno, invece, abbiamo fatto un altro miracolo, che si aggiunge a quelli della città pulita, della trasformazione urbana, della grande cultura e del grande teatro, e della città della solidarietà”

17 05 2011

“Premio TrasparenzaPA” : Il Dipartimento della Funzione Pubblica premia il sito web del Comune di Salerno

Il sito web del Comune di Salerno è risultato tra i primi classificati nel rating generale nella categoria dei Comuni medio-grandi ottenendo il “Diploma di Eccellenza”.  Il sito del Comune di Salerno ha ottenuto, inoltre, il riconoscimento settoriale dedicato alla sezione “Albo Pretorio e policy” sempre nella categoria dei Comuni di dimensioni medio-grandi.   “Questo ulteriore riconoscimento – ha dichiarato il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca – è motivo di profonda soddisfazione perché conferma i livelli di assoluta eccellenza raggiunti dalla nostra Amministrazione che ha fatto del Comune di Salerno una casa di vetro ed un modello di trasparenza. Questo premio del Dipartimento della Funzione Pubblica – ha continuato De Luca –  è il risultato dell’assoluta correttezza dei comportamenti e del rapporto di servizio con i cittadini nel segno dell’efficienza e della funzionalità; il frutto di un’impostazione che è riuscita a mantenere fuori dal Comune di Salerno la politica politicante e le logiche clientelari. Tutto questo è avvenuto in un territorio distante poche decine di chilometri da altre aree della Campania dove, purtroppo, prolificano altre forme di clientela e, spesso, penetrazioni criminali gravissime. A Salerno, invece, abbiamo fatto un altro miracolo – ha concluso De Luca – che si aggiunge a quelli della città pulita, della trasformazione urbana, della grande cultura e del grande teatro, e della città della solidarietà”.
Il Premio, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica in collaborazione con FORUM PA, si basa su una valutazione esterna, indipendente e basata su criteri oggettivi della rispondenza dei siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni alle indicazioni delle “Linee Guida per i siti web della PA” in relazione ai contenuti che i siti devono rendere disponibili on line per assicurare ai cittadini la trasparenza e l’accountability dell’azione amministrativa.
Il Premio “TrasparenzaPA” ha preso in esame i 313 siti comunali che hanno concluso il procedimento di iscrizione al dominio “gov.it”. Servizi on line chiari e fruibili, pubblicità sui siti delle decisioni e delle delibere (compresi atti delicati come l’assegnazione degli appalti), accesso ai dati delle amministrazioni; in poche parole: comunicazione in rete chiara per una PA più trasparente e vicina al cittadino. A quasi un anno dalla pubblicazione delle Linee Guida per i siti web della Pubblica Amministrazione, il Premio TrasparenzaPA riconosce l’impegno dei Comuni che più di tutti hanno fatto un salto di qualità nella comunicazione on line e nell’utilizzo del web come strumento per la trasparenza dell’azione amministrativa. La rilevazione, promossa dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione in collaborazione con FORUM PA, ha preso in esame esclusivamente i siti web dei Comuni che hanno già acquisito il dominio “gov.it”, ovvero che si sono adeguati alla condizione richiesta dalle linee guida.   Per la valutazione sono stati presi in esame 64 indicatori organizzati in cinque dimensioni che rappresentano la rispondenza di un sito alle diverse categorie di requisiti relativamente alla trasparenza e ai contenuti minimi: Organizzazione dell’Ente, Trasparenza, Valutazione e Merito, Procedimenti Amministrativi, Pubblicità legale e bandi di gara, Servizi on line. Attraverso i punteggi assegnati per ciascun indicatore, sono stati individuati i migliori siti in assoluto e i migliori per ogni dimensione.

fonte http://www.comune.salerno.it





pensieri a 18 km|h

10 05 2011

“L’Automobilista è Cattivo. Si può essere portati a pensare, innocentemente, che tra un automobilista e un ciclista non ci siano molte differenze a parte il mezzo di locomozione utilizzato per spostarsi in città. Non è così. I due soggetti sono diversi per carattere, temperamento, personalità, desideri, inclinazioni. Si tratta di due precise e distinte evoluzioni antropologiche……..Le piste ciclabili le progettano automobilisti-sindaci e automobilisti-ingegneri (tanto poi loro vanno in macchina, mica in bici)” 

Segnaliamo un  blog davvero cool di una blogger e biker metropolitana. la blogger in questione non possiede  l’automobile è letteralmente”bicisnob”.

In uno dei suoi post “sviste ciclabili” possiamo ritrovare una nuova classificazione tecnica della piste ciclabile appunto “svista”, c’è la  short-pist ( la pista ciclabile più corta del mondo), la  ciclotrappola, la  ciclosogliola, la ciclabile navigabile, la ciclabile boomerang…

Riportiamo sempre dal blog la descrizione della  foto “ Il nuovo logo per segnalare la presenza di una ciclabile che comparirà su tutte le piste capitoline a partire dal prossimo mese di giugno. Il sindaco Alemanno, preoccupato dei troppi incidenti che coinvolgono i ciclisti, ha deciso di correre ai ripari. Un progetto di  team di tecnici e ingegneri della sicurezza stradale.”





maggio 2011 giornata della bicicletta e bike to work day

7 05 2011

Seconda Giornata Nazionale della Bicicletta 8 maggio 2011

Anche per il 2011, il Ministero dell’Ambiente dedicherà la seconda domenica di maggio alla bicicletta.

8 maggio in collaborazione con l’ANCI e la Federazione Ciclistica Italiana seconda edizione della giornata nazionale della bicicletta,   per sottolineare una mobilità alternativa

Bike to Work Day 12 maggio 2011

12 maggio

una giornata dedicata a chi va al lavoro in bici, promossa da  ciclomobilisti e da cittadini, associazioni, comitati, amministrazioni, operatori del settore

Blog “B2W DAY” http://biketoworkday.blogspot.com





Il Mc Donald’s è “verde”

27 04 2011
Il primo mcdrive trattato con Tio2.

Il Mc Donald’s è “verde”, l’olio delle patatine diventa carburante.

Due Big Mac e il pieno, grazie. Probabilmente alla cassa non si potrà chiedere di fare benzina, ma il Mc Donald’s inaugurato venerdì scorso a Lainate, in provincia di Milano, è un vero e proprio esempio di ecosostenibilità. L’olio esausto delle patatine fritte, per esempio, verrà utilizzato come carburante delle auto. La struttura sarà alimentata da fonti rinnovabili e diventerà autonoma dal punto di vista energetico nel giro di tre mesi. La struttura del nuovo ristorante è un concentrato di tecnologia: antisismica e dotata di un sistema di supervisione e gestione intelligente per le utenze elettriche e termiche (Einstein) che mostra in tempo reale ai visitatori i dati di consumo e risparmio del punto vendita su alcuni monitor all’ingresso. Ma è “eco” pure l’asfalto, o meglio ecoattivo (colpito dai raggi solari riduce gli agenti inquinanti) e gli impianti frigoriferi, progettati per un risparmio di energia del 16-28 per cento. Infine, se proprio non si potrà fare il pieno con l’unto delle celebri potatos, l’area parcheggio dei ristorante dispone di torrette per la ricarica gratuita delle vetture elettriche. Nelle cucine grande attenzione al recupero e riciclo dei rifiuti, nell’area dei clienti è stato attivato il programma per il recupero delle bottiglie pet e dei box dell’Happy Meal. Tra gli ospiti alla cerimonia d’inaugurazione anche Mario Tozzi, geologo, divulgatore e conduttore tv: “L’apertura del primo ristorante verde rappresenta una piccola rivoluzione che anche un vegetariano convinto come me non può non apprezzare. L’adozione della filosofia del risparmio e dell’efficienza è l’unica che permette un cambiamento significativo”.

http://stradafacendo.tgcom.it





Monza Festival del verde 19 marzo 29 maggio 2011

27 04 2011

Green Street

Durante l’evento una strada verde percorrerà il centro della città, raccontando una storia, attraverso un percorso a tappe, in spazi e negozi aperti a tutti, dove i prodotti, la musica, il cibo, la poesia, trasmetteranno un messaggio di solidarietà per una  città più “verde”.  Un selezione di attività commerciali di qualità verranno coinvolte nella manifestazione proponendo un evento intorno al tema del verde inteso e declinato come natura, ambiente, colore, stile di vita, a secondo del proprio prodotto. La “bandiera verde”, segnerà le tappe del percorso, ispirandosi all’evento Fuorisalone che più di tutti riesce a trasformare una città come Milano in una realtà vitale e aperta a nuove esperienze.

Semaforo verde

L’esecuzione di un’installazione vegetale realizzata con il verde e materiali biocompatibili rappresenterà il cuore pulsante di Green Street. Presso il Loggiato dell’Arengario, durante i quattro giorni del Festival, è prevista la presenza del Distretto Green & High Tech Monza Brianza con le realtà più significative del territorio. Invitati a testimoniare la loro esperienza rispetto alla cultura green, si incontreranno e confronteranno con architetti, paesaggisti, filosofi e climatologi, dando luogo anche tramite altre discipline, ad un più ampio coinvolgimento della platea cittadina, su temi importanti e complessi, attraverso un approccio inedito e decontestualizzato.

I temi trattati proporranno soluzioni alternative e indicazioni per comportamenti virtuosi e al contempo più rispettosi dei luoghi che abitiamo, raccontando storie di qualità, innovazione e ricerca verso i temi dell’ambiente di grande impatto su processi e prodotti, quale opportunità di leadership in grado di coinvolgere ambiti aziendali locali sempre più numerosi.

27.5.2011
h. 10.00 Arte ambientale. Modello virtuoso del rapporto uomo natura
h. 15.00 Coltivare in città: esempi di “impollinazione urbana”

28.5.2011
h. 10.00 Architettura sostenibile moda e realtà
h. 15.00 La sostenibilità, modello imprescindibile per le città del futuro?

29.5.2011
h. 10.00 Valorizzazione del territorio. Quali le strade?
h. 15.00 Il Futuro Oggi. Spunti di mobilità urbana

http://www.greenstreetmonza.com